Sono Adriano Pellegrini, presidente dell'Ente Provinciale Protezione Animali ed Ambiente, ambientalista, con l'aggravante, in questi tempi, di essere un animalista, per la cui causa ho speso plurimi decenni del mio tempo.
Fatta questa premessa identitaria, per quanti non mi conoscono, dedicherò inizialmente parte del mio tempo e della vostra attenzione, a fare il punto sul regime di tutela giuridica accordata alla specie lupo.
Tutela molta ampia e variegata, cui purtroppo non ha mai corrisposto una concreta protezione dall'attività di bracconaggio significativamente attuata nei confronti della specie e dalle molteplici modalità di soppressione di cui risulta irresponsabilmente destinataria. La dimostrazione del mio dire è provata dalla circostanza che quasi mai troverete traccia giudiziaria di sentenze penali di condanna ex art. 30, comma 1, lett. b), della L. 157/92 per l'uccisione di lupi.
Quindi, specie animale iper protetta dall'ombrello normativo, in fatto assai poco efficace.
La specie ha ottenuto una prima forma di copertura con la Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, ratificata dall'Italia con legge 5 agosto 1981, n. 503, il cui Allegato II annovera tra le specie di fauna rigorosamente protette il Canis Lupus. In successivo evolversi temporale la specie trova ulteriore e rinnovata protezione con la Direttiva Habitat 92/43, recepita dall'Italia con DPR 8 settembre 1997, n. 357 (sul quale mi soffermerò brevemente in seguito) il cui allegato D elenca le specie animali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa (tra cui, per l'appunto il lupo).
Di poi, non posso ignorare la Convenzione di Washington del 1973, recepita dall'Italia con legge 19 dicembre 1975, n. 874.
Va doverosamente citato il regolamento CE di applicazione della CITES del 9 dicembre 1996 n. 338/97) che include la popolazione italiana di lupo nell'Allegato A.
Da ultimo, va fatto doveroso richiamo dell'art. 2, comma 1, della legge 157/92 che inserisce il lupo tra le specie particolarmente protette.
Con evidente ed imperdonabile dilettantismo è stata approvata la legge ammazza orsi e lupi, la L.P. 11 luglio 2018, n.9, che avrebbe voluto attribuire al Presidente della Provincia (maledetto provincialismo) la possibilità di sopprimere esemplari delle specie anzidette. Invero, questa remota possibilità compete in via esclusiva – art. 11 del DPR 8 settembre 1997 n. 357 – al solo Ministero dell'ambiente con buona pace di capi e capetti della politica territoriale.
Davvero curiosa, per tacer d'altro, è l'articolata motivazione che compare nella leggina provinciale. Merita d'essere ricordata: "Per prevenire danni gravi ai boschi, al patrimonio ittico, alle acque". Non occorre essere degli affermati zoologi per escludere che orsi e lupi possano provocare gravi danni al bosco, alla fauna ittica, alle acque. Stendiamo un pietoso silenzio su questa dimostrazione d'intollerabile superficialità.
Fors'anche determinato da isterismo di qualche Sindaco, è stato prontamente attivato il Comitato per l'ordine pubblico e la Sicurezza presso il Commissario del Governo di Trento, donde l'avvio sul territorio di ronde dedite alla vigilanza. Anche, forse, senza volerlo, si è enfatizzata la paura nei confronti del lupo, in quanto è ragionevole argomentare che il messaggio veicolato alla popolazione è del tipo: Se ci sono le ronde, vi è un potenziale pericolo nei territori frequentati dalla specie.
Ed allora, è necessario e responsabile, astraendo da atteggiamenti fobici diffusi, porsi la domanda: Il lupo è pericoloso per l'uomo?
Ho sondato decine e decine di pubblicazioni, con atteggiamento terzo e neutrale, al fine di trovare una risposta all'interrogativo: Il lupo è, può essere, antropofago, e quindi pericoloso per gli umani?
Queste le altrui conclusioni che sottopongo alla vostra critica attenzione.
"Nel 2002, l'Istituto norvegese per la ricerca sulla natura (NINA) ha pubblicato lo studio "La paura dei lupi: una rassegna degli attacchi di lupo sugli esseri umani" che fornisce informazioni complete sul potenziale pericolo di lupi per gli esseri umani. Questo studio mostra che gli attacchi di lupi sugli umani sono molto rari di regola. Dalla metà del 20° secolo, sono noti 9 casi in cui le persone sono state uccise (nel mondo) da un lupo selvatico. I rispettivi lupi soffrivano di rabbia in 5 di questi casi. Negli altri 4, non è stato possibile accertare se gli animali fossero rabidi o meno. Gli attacchi di lupo agli umani possono essere attribuiti a tre cause: rabbia, provocazione e condizionamento del cibo. LCIE (Largi Carnivor Iniziativ for Jurop) gennaio 2002: "Italie. Il n'y a pas de cas documentès d'attaque de loups durant la période suivant la seconde guerre mondiale".
Luigi Cagnolaro, Mario Comincini, Adriano Martinoli, Aldo Oriani 9-10 ottobre 1992: l'Ultimo caso di aggressione di un lupo è del 1825, in provincia di Vercelli. Vorrei far notare che all'epoca, l'infezione rabida era assai diffusa, donde la possibile motivazione del comportamento aggressivo correlata alla mancanza di paura nei confronti dell'uomo.
Da Wolf-sachsen.de – (Studio tedesco). "Pericolo per gli umani. Come è noto, gli umani non sono la preda naturale dei lupi. Tuttavia, molte persone temono che questo potrebbe cambiare se i lupi sono molto affamati, non trovano più animali da preda o apprendono che gli umani non sono pericolosi per loro. Questa paura è infondata".
Studio di biologi, veterinaria e fisiologo della fauna, statunitensi. Attacco del marzo 2010 vicino al lago Chignik, ( Cig-nik leik ) in Alaska: Una Signora è stata trovata morta. Sui suoi vestiti sono state trovate tracce del DNA di 2 lupi, poi abbattuti. Tuttavia, sull'abbigliamento della signora sono stati trovati peli di cane. Domanda: Possiamo escludere che sia stata aggredita da cani e che poi i lupi se ne siano cibati? NO!
La morte di Kenton Carnegie ( Kenton Ca-neghei ), 29.09.2007, fatto accaduto in una provincia canadese. La frettolosa imputazione ha visto l'immediata colpevolizzazione del lupo, anche se altro biologo ne attribuisce la morte ad un orso nero (beribàl) Non c'è prova che l'aggressione sia imputabile al lupo. La notizia contiene mere deduzioni ed opinioni di cacciatori del luogo.
Da LCIE ( ): "La mancanza di studi scientifici formali è principalmente dovuta al fatto che i lupi solo raramente adottano comportamenti che potrebbero diventare pericolosi per la razza umana".
Avviandomi alla conclusione ritengo opportuno riportare il commento fatto recentemente da Diego Lonardoni, direttore del Parco Naturale Regionale della Lessinia (A proposito della presenza del lupo) si chiede: "Siamo sicuri che quanto avviene sui nostri monti non corrisponda a un beneficio per l'intero Veneto e la stessa Italia?"
Ed ora, i numeri. Ponendo a confronto i dati forniti dalla PAT (Rapporto Grandi Carnivori 2017 e 2018) si deve prendere atto che l' "invasione" da lupo non ha motivo di essere urlata: 38 erano i soggetti stimati (sia badi bene, STIMATI) nel 2017, 35 nel 2018 (sempre stimati). Ergo, un decremento di 3 unità. Per cui, tenendo conto della superficie della provincia e del numero di lupi presenti (o ritenuti tali) abbiamo una densità di 1 lupo ogni 17.734,28 ha. Ed allora, di che dovremmo occuparci e preoccuparci?
Una cara amica, che ringrazio, mi ha inviato una citazione dell'etologo Farley Mowat ( Farlei Movat)
) che, concludendo, mi compiaccio di condividere con voi: "Abbiamo condannato il lupo non per quello che è, ma per quello che abbiamo deliberatamente ed erroneamente percepito che fosse – l'immagine mitizzata di uno spietato assassino selvaggio – che, in realtà, non è altro che l'immagine riflessa di noi stessi".-

Adriano Pellegrini
Trento, 13 marzo 2019

Dopo decenni di onorato servizio, ora il nostro storico canile “ai Fiori” di Rovereto ha

veramente bisogno del vostro aiuto, amici, per ammodernarsi.

Non ci stiamo ad esser chiusi così, senza provare a farcela. Lo dobbiamo ai nostri “amici a quattro zampe”. La nostra voglia di aiutarli è la stessa di trent’anni fa, quando siamo nati.

Fino ad ora, sebbene fossimo consci del fatto che, col trascorrere del tempo, la struttura non ottemperasse più i vincoli delle normative attuali, abbiamo preferito utilizzare le esigue risorse disponibili per garantire il massimo benessere agli animali ospitati. Ma ora, purtroppo, questo limite strutturale è divenuto ostacolo alla nostra missione, che è anche la nostra passione: salvare i cani e aiutarli ad avere una vita migliore!

 

Per questo vi chiediamo un aiuto, nella speranza di raggiungere la somma necessaria per permetterci di tenere aperto il nostro canile (circa 20 mila euro).

Per donazioni:

beneficiario: PAN EPPAA

causale: aiuto al canile

Iban: IT16 R082 1020 8070 1200 0007 304

 

Grazie di cuore a tutti voi.

PAN-Eppaa – Canile “ai Fiori” di Rovereto

Serata di Informazione
Aula Magna del MUSE
13 Marzo 2019 - Ore 20.15

Sono privo di laurea in scienze forestali e, pertanto, derivatamente altrettanto privo di quello specifico sedime culturale che potrebbe derivarmi da quel percorso di studi. Farò in modo di sopperire con l’entusiasmo, l’interesse e l’attenzione che da sempre dedico ai valori naturali in generale.

L’evento calamitoso presuppone che siano messe in atto le seguenti misure:

  • Strutturali:    i proprietari dei boschi, pubblici e/o privati che siano, hanno bisogno di essere assistiti sia per la fase dell’esbosco, la messa a disposizione delle squadre a ciò deputate, la gestione della politica dei prezzi del vendibile e quant’altro correlato. Ai fini anzidetti appare opportuna la costituzione di un consorzio volontario (tra le due Province o tra le Comunità di valle colpite dall’evento o tra le ASUC coinvolte, etc.) che assuma la regia delle attività anzidette allo scopo di gestire modalità di esbosco, individuazione dei siti di stoccaggio, gestione delle squadre di boscaioli, fissazione dei prezzi di collocamento del legname e della biomassa residua, utilizzabile per teleriscaldamento e simili. Ove i singoli proprietari vengano lasciati soli nell’agire quotidiano se ne avvantaggerà soltanto la domanda: al crollo del soprassuolo, si accompagnerà anche il crollo dei prezzi, con tangibili effetti sulle entrate dei pubblici bilanci;

 

  • Temporali:   ultimate le operazioni di stima del soprassuolo divelto, da fare con la maggior sollecitudine ed accuratezza possibile, è di necessità stabilire un rigido calendario per le operazioni di esbosco da ultimare nel più ristretto e ragionevole lasso temporale. Questa necessità (ripristino dello stato dei luoghi, anche paesaggistico, contenimento della patologia vegetale (indotta da bostrico e da insetti scolitidi), presuppone  che le porte del mercato del lavoro siano aperte anche a squadre di esbosco di operatori sovranazionali;
  • Paesaggistiche: il mutamento/degrado del paesaggio costituisce una perdita di valore socio/culturale/storica. Il suo recupero, per quanto possibile, costituisce un impegno nei confronti dell’intera collettività. Il paesaggio non si guarda/osserva soltanto, vi si transita e lo si attraversa nella sua intimità valoriale. Pertanto, è indispensabile ripristinare al più presto la rete sentieristica che ne consente la sua fruizione da parte di diversi componenti della collettività sociale. A questi fini pare indispensabile affidare a SAT (e non solo) l’onere del ripristino, accompagnando detta decisione dalla speculare contribuzione per l’effettuazione delle opere necessarie. Si vede in positivo anche l’utilizzo di manodopera proveniente dal comparto delle organizzazioni dei lavori socialmente utili e dalla presenza sul territorio di migranti economici e non, in attesa delle destinazioni che li riguardano. Tutte dette entità ovviamente coordinate dai responsabili del corpo forestale;
  • Ricrescita e rimboschimenti:  ritengo che in armonia con la scelta gestionale della coltivazione naturalistica del bosco, si opterà per questa pratica, in luogo di procedere a dispendiose operazioni di rimboschimento manuale/artificiale. Tuttavia, esistono interventi che favoriranno, quanto al tempo, la ricrescita naturale, quali la preventiva movimentazione del terreno, effettuata con macchine cingolate, che agevola l’attecchimento del seme delle conifere ed altro. Per interventi, localizzati, di natura idrogeologica, quali, ad es., la difesa di un centro abitato, anche a prescindere dalle sue dimensioni, può effettuarsi un rimboschimento artificiale con piante di veloce attecchimento e crescita, il cui apparato radicale consolida con facilità (tipo betulla, salici, pioppo, ecc.). Questa momentanea barriera protettiva costituisce un  riparo fisico del centro abitato che lo difende da venti, fenomeni franosi e simili;
  • Gli incentivi economici:  ritengo errata l’eventuale imitazione dell’iniziativa adottata dalla finitima provincia altoatesina; cioè quella di corrispondere ai danneggiati un contributo finanziario di x € al mc per incentivare le operazioni di esbosco. Ciò ha provocato un ulteriore calo dei prezzi del legname, in quanto il venditore di quest’ultimo nella formazione del prezzo di cessione ha tenuto conto dell’inaspettata altrui contribuzione, tra l’altro nota anche all’acquirente, la cui offerta non ha ignorato quanto già introitato per detto titolo; evidente ed opportuno, invece, l’accesso ai fondi europei previsti in caso di situazioni calamitose;
  • Le agevolazioni pubbliche di supporto:  oggi ( e domani, difficile prevedere per quanti anni la biomassa schiantata non consentirà gli ordinari annuali tagli di legname (sia a motivo della mancanza di incremento del soprassuolo, sia a ragione dell’inutilità economica di farlo in un mercato in cui prevale abbondantemente l’offerta sulla domanda, anche per la perdurante crisi edilizia), i bilanci di molte amministrazioni comunali ed Asuc si troveranno ad essere in sofferenza a motivo della carenza/a volte inesistenza di flussi finanziari attivi prodotti dalle cessioni del legname. Inoltre, si troveranno nell’ineludibile necessità di farsi carico delle spese di esbosco e di ripristino ambientale. E’ quindi auspicabile che la PAT intervenga finanziariamente a titolo di contribuzione per consentire il sostenimento delle spese de quibus;
  • Interventi operativi:  anche compatibilmente con i costi d’esercizio è auspicabile una sollecita asportazione della ramaglia per evitare che sia di ostacolo alla rinnovazione naturale, donde il suo utilizzo per la produzione di cippato. Al fine di costituire un utile presidio contro il dilavamento ed i fenomeni franosi sembra opportuno riposizionare le ceppaie semi divelte ed ancora parzialmente ancorate al suolo;
  • Leva fiscale:  è materia che mi è più nota di altre, a causa di cinquant’anni di attività professionale. In tutti i casi di fenomeni naturali che si manifestano nell’ambiente, il Governo interviene nelle singole situazioni utilizzando i diversi sussidi finanziari, di volta in volta individuati e quantificati per ridurre e contenere i danni economici patiti. Parrebbe ragionevole che il Governo intervenisse invece  con normative di sistema, introdotte stabilmente nell’ordinamento giuridico tributario si da poterle attivare immediatamente, quanto a natura degli interventi, finanziandole specificamente in ragione dell’evento dannoso, quale che sia.

Tanto in via generale.

Nello specifico, vedrei con favore la possibilità da parte delle aziende costituenti la filiera del legno di poter operare, alla fine dell’esercizio 2018, e quindi con l’Unico 2019, una svalutazione delle proprie giacenze di magazzino, fiscalmente deducibile, allineando la valutazione della materia prima al prezzo del legno, sicuramente svalutato, post evento calamitoso. Questa deduzione, in caso di ulteriore ribasso del legno nell’esercizio 2019, dovrebbe essere consentito anche per l’esercizio successivo e così di seguito per ogni ulteriore frazione di riduzione.

Molteplici ulteriori possibilità possono essere attivate attraverso l’utilizzo dello strumento fiscale.

Ad esempio, la concessione di una detrazione fiscale di x per tutti gli utilizzatori privati che dimostrino di aver utilizzato per le loro esigenze abitative, produttive, commerciali, artigianali, legname proveniente dalle zone degli schianti.

Infine, la concessione di un credito d’imposta, di misura variabile, rapportato all’entità degli acquisti annuali, per tutti gli imprenditori che utilizzano contenitori di legno (proveniente dalle zone calamitate) per il trasporto dei loro rispettivi prodotti;

Aspetto faunistico:  la perdita del manto boschivo ha determinato l’apertura di ampie chiarie, con derivata minor protezione della fauna. Inoltre, la concentrazione dell’attività venatoria sulla residua superficie boscata, può determinare una ulteriore pressione venatoria. La proposta è quella di istituire, nelle zone degli schianti, tenuto conto della loro entità superficiaria, oasi di protezione a tenore dell’art. 6, lettera a), della L.P. 24/1991.-

 

Adriano Pellegrini – Presidente E.P.P.A.A.

 

Trento, 6 marzo 2019

 

In ottemperanza a quanto disposto dall’art. 1 della Legge n. 124/2017, commi 125-129, si rendono note l’insieme delle sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e altri vantaggi economici elargiti dalle diverse Pubbliche Amministrazioni nell’anno 2018 a favore della nostra Associazione. Criterio di cassa.


Operazione 1:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Riva del Garda

somma incassata: 9.600,00€

data di incasso: 30 gennaio 2018

causale: prima parte del contributo annuo 4.2017 – 3.2018 a favore di P.A.N. - E.P.P.A.A.

 

Operazione 2:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Ledro

somma incassata: 490,00€

data di incasso: 5 aprile 2018

causale: liquidazione acconto contributo ordinario relativo all’anno 2017

 

Operazione 3:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Arco

somma incassata: 959,00€

data di incasso: 1 giugno 2018

causale: versamento acconto 70% del contributo ordinario anno 2017

 

Operazione 4:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Mezzolombardo

somma incassata: 264,60€

data di incasso: 12 giugno 2018

causale: pagamento per prestazioni/servizi – fattura n. 2 del 15/02/2018

 

Operazione 5:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Folgaria

somma incassata: 1.294,30€

data di incasso: 22 giugno 2018

causale: pagamento per prestazioni/servizi – periodo 2016/17

 

Operazione 6:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Levico Terme

somma incassata: 497,00€

data di incasso: 22 giugno 2018

causale: pagamento per prestazioni/servizi – fattura n. 3 del 15/02/2018

 

Operazione 7:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Arco

somma incassata: 411,00€

data di incasso: 27 agosto 2018

causale: saldo del contributo ordinario anno 2017

 

Operazione 8:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Riva del Garda

somma incassata: 2.400,00€

data di incasso: 29 agosto 2018

causale: saldo del contributo annuo 4.2017 – 3.2018 a favore di P.A.N. - E.P.P.A.A.

 

Operazione 9:

denominazione/codice fiscale soggetto ricevente: P.A.N. - E.P.P.A.A. - 01142600228

denominazione soggetto erogante: Comune di Arco

somma incassata: 826,00€

data di incasso: 7 novembre 2018

causale: versamento acconto 70% del contributo ordinario anno 2018

Totale incassato nel 2018 da Pubbliche Amministrazioni (criterio per cassa): 16.742,00€

 

A tal cifra si aggiunge la possibilità gentilmente concessa dal Comune di Riva del Garda di utilizzare anche per il 2018, in comodato d’uso, lo stabile sito in Viale dei Tigli, 47 – 38066, Riva del Garda (Tn).

 

Il peso delle entrate provenienti da Pubbliche Amministrazioni sul totale dei costi sostenuti dalla nostra associazione nel 2018 (criterio per competenza) è di circa il 30%. La restante parte è stata finanziata grazie alle donazioni ottenute dai privati.

 

Cogliamo l’occasione per ringraziare sia le Pubbliche Amministrazioni locali, le quali anche quest’anno ci hanno supportato, sia tutti voi che contribuite ad aiutarci a salvare i nostri “amici a 4 zampe”, offrendo loro la speranza di una vita migliore.

 

PACIFICA MANIFESTAZIONE NAZIONALE

TRENTO, 10 settembre 2017, PIAZZA PASI, ORE 10.00/18.00

TESTIMONIANZA PER DANIZA, KJ2, E LE ALTRE VITTIME DELLA VIOLENZA

INTERVENTI DI DIRIGENTI NAZIONALI DELLE ASSOCIAZIONI ACCREDITATE

FLASH MOB ORE 12 E RIPETUTO NEL POMERIGGIO

Per il terzo anno consecutivo LAC, Lega Abolizione Caccia ONLUS organizza l’evento di commemorazione, nell’anniversario dell’uccisione, per Daniza e le altre vittime della violenza immotivata e irragionevole. Le associazioni ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali, FLAMA D’ANAUNIA, GUARDIE PER L’AMBIENTE e LAV, Lega Antivivisezione aderiscono all'iniziativa che rievoca eventi dolorosi: l’11 settembre è il giorno dell’uccisione della mamma orsa ma è, anche, una data tristemente evocativa di infausti atti di terrorismo globale e ci è sembrato giusto ricordare in questo giorno tutte le vittime dell’umana e disumana violenza.
Il 15/8/2014 l’orsa Daniza e i suoi due piccoli, importunati e pedinati in precedenza da curiosi e improvvisati fotografi, ebbero la sventura di imbattersi in un uomo che, probabilmente, cercava proprio loro. Gli esperti concordano: l’orsa, come tutte le mamme di ogni specie, ravvisando un potenziale pericolo, è intervenuta ed ha allontanato l’intruso dai cuccioli. L’uomo ha riferito con molteplici e di volta in volta differenti versioni, come l’orsa lo aveva aggredito e ferito, ma nessuna indagine ha accertato la verità. Subito dopo l’uomo era tuttavia in grado di posare per i fotografi e di rilasciare interviste, per narrare quanto, secondo lui, era accaduto, rivelare la “terrificante” esperienza ed esibire appariscenti fasciature. L’orsa, invece, non ha potuto raccontare la sua versione: è stata condannata e braccata per essere catturata.
Durante le operazioni di cattura, l’11/9/2014 Daniza è stata uccisa a causa di errori in fase di sedazione, ma se nessuno ne avesse disposta la cattura, non ci sarebbero stati errori e lei sarebbe ancora viva. Le responsabilità per quanto accaduto, sono della Provincia Autonoma di Trento che poco o nulla ha fatto in passato per proteggere l’orsa da chi pesantemente la disturbava, per prevenire gli incidenti con adeguate informazioni a residenti e turisti e per favorire la pacifica convivenza degli animali selvatici con le attività umane.
Nel 2015 un podista subì un grave attacco, a causa di insufficienti informazioni su come comportarsi in area con presenza di orsi, e quest’anno si è verificato un altro episodio simile, in cui l’orsa ha addirittura preso una bastonata dall’anziano escursionista. In conseguenza a questi episodi, entrambi con presenza di cani, un’altra mamma orsa, KJ2, dopo quasi due anni di ricerche per catturarla, finora inutili in quanto estremamente schiva, è stata individuata e “giustiziata”, con una fucilata al collo, da chi avrebbe dovuto proteggerla, la sera del 12 agosto 2017, e così altri due orsacchiotti di otto mesi sono rimasti orfani e privi delle fondamentali cure della mamma.
In questa giornata ricordiamo le mamme orse uccise e gli orsi prigionieri e invitiamo, instancabili, ancora una volta, la PAT a una approfondita attività divulgativa a favore degli orsi, ma anche dei lupi, ingiustamente accusati, e messi a rischio da una intollerabile campagna di odio nei suoi confronti e dalla bramosia di sangue dei cacciatori sempre pronti a sparare. In questi giorni in tutta Italia si apre la stagione di caccia benché gli animali siano stremati da siccità e incendi e malgrado le richieste pressanti di animalisti e ambientalisti di sospendere la stagione venatoria, almeno per quest’anno. Commemoriamo anche tutte le altre vittime di eventi violenti, quali terremoti, incendi, alluvioni, uragani e atti di terrorismo che coinvolgono insieme ambiente, esseri umani e animali. Continuiamo a ricordare con la nostra mite e democratica presenza che la convivenza pacifica con ambiente naturale e fauna selvatica è non solo possibile ma necessaria per la salvezza dell’unico pianeta su cui la vita è possibile, che è la casa di noi tutti.
Vedremo vari eventi nell’arco della giornata scandita dagli interventi dei rappresentanti nazionali delle associazioni accreditate; dalla raccolta di pensieri, versi e poesie che saranno ripescati e letti. Avremo anche due Flash Mob, alle ore 12.00 e un altro ripetuto nel pomeriggio. Invitiamo i partecipanti ad adeguarsi all’atmosfera riflessiva e pacata di consapevole testimonianza contro la violenza in ogni sua forma indicata dagli organizzatori. Pertanto non saranno ammesse intemperanze, violenze contro persone o cose, offese verso le persone, in particolare verso i cittadini trentini, che nel loro bellissimo territorio ospitano un progetto ambientale di rilevanza mondiale.
Grazie a tutti.

Trento 5 settembre 2017

ENPA Ente Nazionale Protezione Animali onlus
FLAMA D’ANAUNIA
GUARDIE PER L’AMBIENTE
LAC Lega Abolizione Caccia onlus
LAV Lega Anti Vivisezione onlus Trentino

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