Le sentenze si rispettano

 

Quante volte non abbiamo sentito risuonare quest’espressione, dall’intimo significato quasi dogmatico: ”Le sentenze si rispettano, non si commentano”? Provate un po’ a far di conto e viaccorgerete che quest’affermazione è routinaria e che è entrata a far parte di una diffusa locuzione inconsapevole.

Personalmente, sostituirei a questa superficiale espressione, altra del tipo: “Si accettano”.

Esse, altro non sono, che una forma di giudizio che trae origine non da libera valutazione personale di un fatto, ma da un sistema di regole che a quel fatto dovrebbero essere applicate, per dedurne una certa statuizione.

La circostanza che ogni ordinamento giuridico, formatosi dopo che a re ed imperatori sono succeduti regimi democratici, consenta l’impugnazione della sentenza emessa di fronte ad altro giudice, equivale a dire che la stessa è destinataria ed oggetto di critica e di possibile aperto dissenso.

Ho fatto questa concisa premessa per commentare una notizia apparsa sul Corriere della Sera del 31 maggio u.s.

Un “signore” aveva preso ripetutamente a calci un cane, un bassotto nano, ..colpevole di aver sporcato urinando l’espositore dei giornali.

Il giudice della quarta sezione penale del Tribunale di Milano, Marco Tremolada ha assolto l’imputato perché “ha sì posto in essere una condotta lesiva nei confronti del cane, ma non ha utilizzato né armi o altri strumenti di particolare lesività, né modalità tali da far ritenere che la condotta sia stata espressione di un gesto gratuito”.-

Trattasi di sentenza inaccettabile, meritevole di articolata censura. In primo luogo, parrebbe potersi affermare, che prendere gratuitamente a calci in culo un animale non costituisce maltrattamento, bensì manifestazione di sensibilità e rispetto?

Secondo, che questo comportamento è lecito in tutte quelle occasioni in cui un animale ci crei un danno od anche solo un disagio Terzo, che il maltrattamento sussiste quando si utilizzassero “armi o altri strumenti di particolare lesività”. Insomma, se si usa il kalashnikov, il reato sussiste, diversamente, no….

Da ultimo, un commento sul D. Lgs. 16 marzo 2015, n. 28 (in applicazione del quale il giudice milanese ha mandato assolto l’imputato); “ringraziamo” il guascone Renzi che ha voluto il decreto de quo (“Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità”) assicurando gli animalisti, ante pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che detta disposizione non sarebbe stata applicabile per i reati di maltrattamento contro gli animali…

Che dire, il naso cresce ancora quando……? Se così fosse, avrebbe enormi difficoltà nel muoversi in spazi ristretti.

La redazione.

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