Caccia nei parchi - sintesi di un complesso sofferto iter giudiziario

“Venerdì 24, appena conosciuta l’ennesima porcata politica, abbiamo inviato il comunicato che segue ai media locali. Ad eccezione del Corriere del Trentino, nessuno ci ha dato accesso. Siamo stati zittiti e censurati.  Il dovere principale di un giornalista non è forse quello di INFORMARE? Si può informare dando ascolto e voce soltanto ad una delle parti? La risposta è ovvia. Sergio Merz ed Adriano Pellegrini sono stati intervistati (per circa 1 minuto) dalla RAI, ma poi il servizio andato in onda sabato (25 novembre) è stato “adattato” ed il nostro commento all’iniziativa del Governo reso incomprensibilmente inutile. Questa è la nostra democrazia dell’informazione. Ad ognuno le proprie personali valutazioni”.

 

Per decenni, E.P.P.A.A. e L.I.P.U. hanno fatto ricorso al TAR di Trento sostenendo l’illegittimità della normativa venatoria provinciale che consente l’esercizio della caccia nei parchi naturali trentini (Adamello-Brenta e Paneveggio Pale di S. Martino), nonostante che la legge nazionale sulla caccia (art. 30, lett. d) L. 157/92) sanzioni tale attività quale illecito penale (arresto fino a 6 mesi e ammenda da 900.000 lire a 3.000.000).il Tar trentino ha sempre rigettato i nostri ricorsi quasi fossimo dei visionari incurabili. Finalmente e diversamente, nel dicembre 2014, lo stesso TAR ( Il Collegio giudicante era, ovviamente, formato da giudici diversi da quelli dei precedenti collegi), accoglie le nostre tesi giuridiche ed invia gli atti alla Corte Costituzionale affinché decida sulla presunta illegittimità costituzionale della normativa provinciale che, diversamente da quella nazionale, permette la caccia nei parchi anzidetti. Ricordiamo la sicumera manifestata da taluni funzionari provinciali apicali che irridevano le nostre ragioni.

Da allora, dicembre 2014, una politica faziosa e condominiale che tutela gli interessi degli amici e non certo della comunità trentina, si attiva per evitare che la Corte Costituzionale abbia a decidere e possa travolgere con la sua sentenza l’arroganza legislativa trentina. E come si ottiene questo obiettivo? Non facendo decidere il Giudice delle Leggi, così viene chiamata la Corte. E’ quanto avvenuto. Infatti, la Corte fissa l’udienza di discussione il giorno 20 ottobre 2015, ma poi, stranamente…rinvia alla successiva udienza del 23.11.2016.

Badate bene, il 24 novembre, il governo approva la norma di attuazione che consente alla provincia di Trento di disciplinare l’attività venatoria nei parchi naturali.

Si comprende agevolmente la mail speditaci ieri (24.11.2016) dall’avv. Alessio Petretti, nostro difensore di fronte alla Corte che comunica: “ La Corte Costituzionale alcuni giorni fa mi ha inviato un avviso con il quale si comunica il rinvio a nuovo ruolo del giudizio (vale a dire ad una prossima udienza ancora da fissare). Il motivo del rinvio è l’attesa della nuova normativa in corso di approvazione che dovrebbe rendere privo di interesse l’attuale questione di costituzionalità”.

Insomma: decidere eguale non decidere.

Un breve commento conclusivo: il prossimo 4 dicembre, possono tornare utili anche i voti dei cacciatori trentini? Perché no, continuiamo a lasciarli sparacchiare nei parchi.

L’attuale Costituzione (non destinataria di modifica) dispone che “I giudici sono soggetti soltanto alla legge” (art. 101) e che “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale” (art. 111). - Abbiamo motivo di credere che non sia stato così.-

F.to Adriano Pellegrini per EPPAA)

F.to Sergio Merz per LIPU

Trento, 25.11.2016

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