Osservazioni sui danni boschivi causati da calamità naturale

Sono privo di laurea in scienze forestali e, pertanto, derivatamente altrettanto privo di quello specifico sedime culturale che potrebbe derivarmi da quel percorso di studi. Farò in modo di sopperire con l’entusiasmo, l’interesse e l’attenzione che da sempre dedico ai valori naturali in generale.

L’evento calamitoso presuppone che siano messe in atto le seguenti misure:

  • Strutturali:    i proprietari dei boschi, pubblici e/o privati che siano, hanno bisogno di essere assistiti sia per la fase dell’esbosco, la messa a disposizione delle squadre a ciò deputate, la gestione della politica dei prezzi del vendibile e quant’altro correlato. Ai fini anzidetti appare opportuna la costituzione di un consorzio volontario (tra le due Province o tra le Comunità di valle colpite dall’evento o tra le ASUC coinvolte, etc.) che assuma la regia delle attività anzidette allo scopo di gestire modalità di esbosco, individuazione dei siti di stoccaggio, gestione delle squadre di boscaioli, fissazione dei prezzi di collocamento del legname e della biomassa residua, utilizzabile per teleriscaldamento e simili. Ove i singoli proprietari vengano lasciati soli nell’agire quotidiano se ne avvantaggerà soltanto la domanda: al crollo del soprassuolo, si accompagnerà anche il crollo dei prezzi, con tangibili effetti sulle entrate dei pubblici bilanci;

 

  • Temporali:   ultimate le operazioni di stima del soprassuolo divelto, da fare con la maggior sollecitudine ed accuratezza possibile, è di necessità stabilire un rigido calendario per le operazioni di esbosco da ultimare nel più ristretto e ragionevole lasso temporale. Questa necessità (ripristino dello stato dei luoghi, anche paesaggistico, contenimento della patologia vegetale (indotta da bostrico e da insetti scolitidi), presuppone  che le porte del mercato del lavoro siano aperte anche a squadre di esbosco di operatori sovranazionali;
  • Paesaggistiche: il mutamento/degrado del paesaggio costituisce una perdita di valore socio/culturale/storica. Il suo recupero, per quanto possibile, costituisce un impegno nei confronti dell’intera collettività. Il paesaggio non si guarda/osserva soltanto, vi si transita e lo si attraversa nella sua intimità valoriale. Pertanto, è indispensabile ripristinare al più presto la rete sentieristica che ne consente la sua fruizione da parte di diversi componenti della collettività sociale. A questi fini pare indispensabile affidare a SAT (e non solo) l’onere del ripristino, accompagnando detta decisione dalla speculare contribuzione per l’effettuazione delle opere necessarie. Si vede in positivo anche l’utilizzo di manodopera proveniente dal comparto delle organizzazioni dei lavori socialmente utili e dalla presenza sul territorio di migranti economici e non, in attesa delle destinazioni che li riguardano. Tutte dette entità ovviamente coordinate dai responsabili del corpo forestale;
  • Ricrescita e rimboschimenti:  ritengo che in armonia con la scelta gestionale della coltivazione naturalistica del bosco, si opterà per questa pratica, in luogo di procedere a dispendiose operazioni di rimboschimento manuale/artificiale. Tuttavia, esistono interventi che favoriranno, quanto al tempo, la ricrescita naturale, quali la preventiva movimentazione del terreno, effettuata con macchine cingolate, che agevola l’attecchimento del seme delle conifere ed altro. Per interventi, localizzati, di natura idrogeologica, quali, ad es., la difesa di un centro abitato, anche a prescindere dalle sue dimensioni, può effettuarsi un rimboschimento artificiale con piante di veloce attecchimento e crescita, il cui apparato radicale consolida con facilità (tipo betulla, salici, pioppo, ecc.). Questa momentanea barriera protettiva costituisce un  riparo fisico del centro abitato che lo difende da venti, fenomeni franosi e simili;
  • Gli incentivi economici:  ritengo errata l’eventuale imitazione dell’iniziativa adottata dalla finitima provincia altoatesina; cioè quella di corrispondere ai danneggiati un contributo finanziario di x € al mc per incentivare le operazioni di esbosco. Ciò ha provocato un ulteriore calo dei prezzi del legname, in quanto il venditore di quest’ultimo nella formazione del prezzo di cessione ha tenuto conto dell’inaspettata altrui contribuzione, tra l’altro nota anche all’acquirente, la cui offerta non ha ignorato quanto già introitato per detto titolo; evidente ed opportuno, invece, l’accesso ai fondi europei previsti in caso di situazioni calamitose;
  • Le agevolazioni pubbliche di supporto:  oggi ( e domani, difficile prevedere per quanti anni la biomassa schiantata non consentirà gli ordinari annuali tagli di legname (sia a motivo della mancanza di incremento del soprassuolo, sia a ragione dell’inutilità economica di farlo in un mercato in cui prevale abbondantemente l’offerta sulla domanda, anche per la perdurante crisi edilizia), i bilanci di molte amministrazioni comunali ed Asuc si troveranno ad essere in sofferenza a motivo della carenza/a volte inesistenza di flussi finanziari attivi prodotti dalle cessioni del legname. Inoltre, si troveranno nell’ineludibile necessità di farsi carico delle spese di esbosco e di ripristino ambientale. E’ quindi auspicabile che la PAT intervenga finanziariamente a titolo di contribuzione per consentire il sostenimento delle spese de quibus;
  • Interventi operativi:  anche compatibilmente con i costi d’esercizio è auspicabile una sollecita asportazione della ramaglia per evitare che sia di ostacolo alla rinnovazione naturale, donde il suo utilizzo per la produzione di cippato. Al fine di costituire un utile presidio contro il dilavamento ed i fenomeni franosi sembra opportuno riposizionare le ceppaie semi divelte ed ancora parzialmente ancorate al suolo;
  • Leva fiscale:  è materia che mi è più nota di altre, a causa di cinquant’anni di attività professionale. In tutti i casi di fenomeni naturali che si manifestano nell’ambiente, il Governo interviene nelle singole situazioni utilizzando i diversi sussidi finanziari, di volta in volta individuati e quantificati per ridurre e contenere i danni economici patiti. Parrebbe ragionevole che il Governo intervenisse invece  con normative di sistema, introdotte stabilmente nell’ordinamento giuridico tributario si da poterle attivare immediatamente, quanto a natura degli interventi, finanziandole specificamente in ragione dell’evento dannoso, quale che sia.

Tanto in via generale.

Nello specifico, vedrei con favore la possibilità da parte delle aziende costituenti la filiera del legno di poter operare, alla fine dell’esercizio 2018, e quindi con l’Unico 2019, una svalutazione delle proprie giacenze di magazzino, fiscalmente deducibile, allineando la valutazione della materia prima al prezzo del legno, sicuramente svalutato, post evento calamitoso. Questa deduzione, in caso di ulteriore ribasso del legno nell’esercizio 2019, dovrebbe essere consentito anche per l’esercizio successivo e così di seguito per ogni ulteriore frazione di riduzione.

Molteplici ulteriori possibilità possono essere attivate attraverso l’utilizzo dello strumento fiscale.

Ad esempio, la concessione di una detrazione fiscale di x per tutti gli utilizzatori privati che dimostrino di aver utilizzato per le loro esigenze abitative, produttive, commerciali, artigianali, legname proveniente dalle zone degli schianti.

Infine, la concessione di un credito d’imposta, di misura variabile, rapportato all’entità degli acquisti annuali, per tutti gli imprenditori che utilizzano contenitori di legno (proveniente dalle zone calamitate) per il trasporto dei loro rispettivi prodotti;

Aspetto faunistico:  la perdita del manto boschivo ha determinato l’apertura di ampie chiarie, con derivata minor protezione della fauna. Inoltre, la concentrazione dell’attività venatoria sulla residua superficie boscata, può determinare una ulteriore pressione venatoria. La proposta è quella di istituire, nelle zone degli schianti, tenuto conto della loro entità superficiaria, oasi di protezione a tenore dell’art. 6, lettera a), della L.P. 24/1991.-

 

Adriano Pellegrini – Presidente E.P.P.A.A.

 

Trento, 6 marzo 2019

 

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