Serata informativa sul lupo – 16 marzo 2019 – Muse – Trento

Sono Adriano Pellegrini, presidente dell'Ente Provinciale Protezione Animali ed Ambiente, ambientalista, con l'aggravante, in questi tempi, di essere un animalista, per la cui causa ho speso plurimi decenni del mio tempo.
Fatta questa premessa identitaria, per quanti non mi conoscono, dedicherò inizialmente parte del mio tempo e della vostra attenzione, a fare il punto sul regime di tutela giuridica accordata alla specie lupo.
Tutela molta ampia e variegata, cui purtroppo non ha mai corrisposto una concreta protezione dall'attività di bracconaggio significativamente attuata nei confronti della specie e dalle molteplici modalità di soppressione di cui risulta irresponsabilmente destinataria. La dimostrazione del mio dire è provata dalla circostanza che quasi mai troverete traccia giudiziaria di sentenze penali di condanna ex art. 30, comma 1, lett. b), della L. 157/92 per l'uccisione di lupi.
Quindi, specie animale iper protetta dall'ombrello normativo, in fatto assai poco efficace.
La specie ha ottenuto una prima forma di copertura con la Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, ratificata dall'Italia con legge 5 agosto 1981, n. 503, il cui Allegato II annovera tra le specie di fauna rigorosamente protette il Canis Lupus. In successivo evolversi temporale la specie trova ulteriore e rinnovata protezione con la Direttiva Habitat 92/43, recepita dall'Italia con DPR 8 settembre 1997, n. 357 (sul quale mi soffermerò brevemente in seguito) il cui allegato D elenca le specie animali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa (tra cui, per l'appunto il lupo).
Di poi, non posso ignorare la Convenzione di Washington del 1973, recepita dall'Italia con legge 19 dicembre 1975, n. 874.
Va doverosamente citato il regolamento CE di applicazione della CITES del 9 dicembre 1996 n. 338/97) che include la popolazione italiana di lupo nell'Allegato A.
Da ultimo, va fatto doveroso richiamo dell'art. 2, comma 1, della legge 157/92 che inserisce il lupo tra le specie particolarmente protette.
Con evidente ed imperdonabile dilettantismo è stata approvata la legge ammazza orsi e lupi, la L.P. 11 luglio 2018, n.9, che avrebbe voluto attribuire al Presidente della Provincia (maledetto provincialismo) la possibilità di sopprimere esemplari delle specie anzidette. Invero, questa remota possibilità compete in via esclusiva – art. 11 del DPR 8 settembre 1997 n. 357 – al solo Ministero dell'ambiente con buona pace di capi e capetti della politica territoriale.
Davvero curiosa, per tacer d'altro, è l'articolata motivazione che compare nella leggina provinciale. Merita d'essere ricordata: "Per prevenire danni gravi ai boschi, al patrimonio ittico, alle acque". Non occorre essere degli affermati zoologi per escludere che orsi e lupi possano provocare gravi danni al bosco, alla fauna ittica, alle acque. Stendiamo un pietoso silenzio su questa dimostrazione d'intollerabile superficialità.
Fors'anche determinato da isterismo di qualche Sindaco, è stato prontamente attivato il Comitato per l'ordine pubblico e la Sicurezza presso il Commissario del Governo di Trento, donde l'avvio sul territorio di ronde dedite alla vigilanza. Anche, forse, senza volerlo, si è enfatizzata la paura nei confronti del lupo, in quanto è ragionevole argomentare che il messaggio veicolato alla popolazione è del tipo: Se ci sono le ronde, vi è un potenziale pericolo nei territori frequentati dalla specie.
Ed allora, è necessario e responsabile, astraendo da atteggiamenti fobici diffusi, porsi la domanda: Il lupo è pericoloso per l'uomo?
Ho sondato decine e decine di pubblicazioni, con atteggiamento terzo e neutrale, al fine di trovare una risposta all'interrogativo: Il lupo è, può essere, antropofago, e quindi pericoloso per gli umani?
Queste le altrui conclusioni che sottopongo alla vostra critica attenzione.
"Nel 2002, l'Istituto norvegese per la ricerca sulla natura (NINA) ha pubblicato lo studio "La paura dei lupi: una rassegna degli attacchi di lupo sugli esseri umani" che fornisce informazioni complete sul potenziale pericolo di lupi per gli esseri umani. Questo studio mostra che gli attacchi di lupi sugli umani sono molto rari di regola. Dalla metà del 20° secolo, sono noti 9 casi in cui le persone sono state uccise (nel mondo) da un lupo selvatico. I rispettivi lupi soffrivano di rabbia in 5 di questi casi. Negli altri 4, non è stato possibile accertare se gli animali fossero rabidi o meno. Gli attacchi di lupo agli umani possono essere attribuiti a tre cause: rabbia, provocazione e condizionamento del cibo. LCIE (Largi Carnivor Iniziativ for Jurop) gennaio 2002: "Italie. Il n'y a pas de cas documentès d'attaque de loups durant la période suivant la seconde guerre mondiale".
Luigi Cagnolaro, Mario Comincini, Adriano Martinoli, Aldo Oriani 9-10 ottobre 1992: l'Ultimo caso di aggressione di un lupo è del 1825, in provincia di Vercelli. Vorrei far notare che all'epoca, l'infezione rabida era assai diffusa, donde la possibile motivazione del comportamento aggressivo correlata alla mancanza di paura nei confronti dell'uomo.
Da Wolf-sachsen.de – (Studio tedesco). "Pericolo per gli umani. Come è noto, gli umani non sono la preda naturale dei lupi. Tuttavia, molte persone temono che questo potrebbe cambiare se i lupi sono molto affamati, non trovano più animali da preda o apprendono che gli umani non sono pericolosi per loro. Questa paura è infondata".
Studio di biologi, veterinaria e fisiologo della fauna, statunitensi. Attacco del marzo 2010 vicino al lago Chignik, ( Cig-nik leik ) in Alaska: Una Signora è stata trovata morta. Sui suoi vestiti sono state trovate tracce del DNA di 2 lupi, poi abbattuti. Tuttavia, sull'abbigliamento della signora sono stati trovati peli di cane. Domanda: Possiamo escludere che sia stata aggredita da cani e che poi i lupi se ne siano cibati? NO!
La morte di Kenton Carnegie ( Kenton Ca-neghei ), 29.09.2007, fatto accaduto in una provincia canadese. La frettolosa imputazione ha visto l'immediata colpevolizzazione del lupo, anche se altro biologo ne attribuisce la morte ad un orso nero (beribàl) Non c'è prova che l'aggressione sia imputabile al lupo. La notizia contiene mere deduzioni ed opinioni di cacciatori del luogo.
Da LCIE ( ): "La mancanza di studi scientifici formali è principalmente dovuta al fatto che i lupi solo raramente adottano comportamenti che potrebbero diventare pericolosi per la razza umana".
Avviandomi alla conclusione ritengo opportuno riportare il commento fatto recentemente da Diego Lonardoni, direttore del Parco Naturale Regionale della Lessinia (A proposito della presenza del lupo) si chiede: "Siamo sicuri che quanto avviene sui nostri monti non corrisponda a un beneficio per l'intero Veneto e la stessa Italia?"
Ed ora, i numeri. Ponendo a confronto i dati forniti dalla PAT (Rapporto Grandi Carnivori 2017 e 2018) si deve prendere atto che l' "invasione" da lupo non ha motivo di essere urlata: 38 erano i soggetti stimati (sia badi bene, STIMATI) nel 2017, 35 nel 2018 (sempre stimati). Ergo, un decremento di 3 unità. Per cui, tenendo conto della superficie della provincia e del numero di lupi presenti (o ritenuti tali) abbiamo una densità di 1 lupo ogni 17.734,28 ha. Ed allora, di che dovremmo occuparci e preoccuparci?
Una cara amica, che ringrazio, mi ha inviato una citazione dell'etologo Farley Mowat ( Farlei Movat)
) che, concludendo, mi compiaccio di condividere con voi: "Abbiamo condannato il lupo non per quello che è, ma per quello che abbiamo deliberatamente ed erroneamente percepito che fosse – l'immagine mitizzata di uno spietato assassino selvaggio – che, in realtà, non è altro che l'immagine riflessa di noi stessi".-

Adriano Pellegrini
Trento, 13 marzo 2019

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